Non preparare tuo figlio a un mestiere. Preparalo a cambiarne cinque.

Può sembrare una provocazione, ma è una delle conseguenze del cambiamento che stiamo vivendo.

Quando pensiamo al futuro dei nostri figli, siamo abituati a chiederci: quale scuola farà? Quale università? Quale professione gli garantirà un buon lavoro?

Forse dobbiamo cominciare un po’ prima.

Un bambino che oggi ha 8 o 10 anni entrerà nel mondo del lavoro in una realtà che non possiamo prevedere con precisione. Professioni considerate sicure cambieranno, altre nasceranno e molte verranno profondamente trasformate dall’intelligenza artificiale e dall’automazione.

Per questo non ha molto senso cercare di costruire oggi un piccolo programmatore, un piccolo medico o un piccolo ingegnere.

Prima delle specializzazioni vengono le fondamenta.

Nel progetto del Punto Blu ne abbiamo individuate sette: leggere e capire davvero, matematica senza paura, creatività, manualità, un rapporto intelligente con tecnologia e IA, inglese e, forse la più importante di tutte, imparare a imparare.

Nei prossimi post le affronteremo una per una, cercando di capire anche cosa possiamo fare concretamente come genitori.

Perché probabilmente i nostri figli cambieranno attività, competenze e forse professione più volte nel corso della loro vita.

La sicurezza non sarà conoscere una procedura per sempre.

Sarà poter dire:

«Non so ancora farlo. Ma so come impararlo.»

E allora teniamo a mente una frase che accompagnerà questa serie:

Non prepariamo un bambino per il lavoro che immaginiamo oggi. Prepariamolo per i lavori che dovrà imparare domani.

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