
Due notizie, a pochi giorni di distanza, raccontano bene il momento che stiamo vivendo.
Negli Stati Uniti 29 Stati hanno portato Meta davanti a un tribunale federale, accusandola di aver progettato Facebook e Instagram per trattenere il più a lungo possibile soprattutto gli utenti più giovani, con possibili conseguenze sul loro benessere. Meta nega che i propri prodotti siano stati concepiti per creare dipendenza. Il processo è appena iniziato e saranno i giudici a stabilire le responsabilità.
Quasi contemporaneamente, in Francia è successo qualcosa che sembra andare nella direzione opposta.
Il Parlamento aveva approvato il divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni. Ma il 14 agosto il Conseil constitutionnel ha censurato quella parte della legge: un divieto generalizzato, accompagnato dall’obbligo di verificare l’età di tutti gli utenti, è stato giudicato sproporzionato rispetto alla libertà di espressione e non sufficientemente rispettoso della privacy.
E allora?
Forse queste due vicende non si contraddicono. Descrivono semplicemente quanto sia difficile il problema.
Ignorare l’influenza che i social possono avere su bambini e adolescenti non è più realistico. Ma pensare di risolvere tutto fissando una soglia 13, 15 o 16 anni rischia di essere altrettanto semplicistico.
Per Il Punto Blu, oggi servono meno slogan e più equilibrio: piattaforme maggiormente responsabili di ciò che progettano, protezioni diverse in base all’età, strumenti realmente utilizzabili dalle famiglie, educazione digitale e limiti ragionevoli.
Perché tra “lasciamoli liberi” e “vietiamo tutto” esiste uno spazio molto più difficile da costruire.
È probabilmente proprio lì che dobbiamo cominciare a cercare.
Tu cosa ne pensi ?


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