
In questi giorni lo sport italiano ci sta regalando qualcosa che vale più delle medaglie.
Larissa Iapichino vola a 7 metri. Nadia Battocletti domina 5.000 e 10.000. Leonardo Fabbri e Gianmarco Tamberi salgono ancora sul tetto d’Europa. E l’Italia chiude gli Europei di atletica prima nel medagliere: 22 medaglie, 10 ori.
In piscina, Sara Curtis a 19 anni non si limita a vincere: batte due volte in due giorni il record mondiale dei 50 dorso. Accanto a lei c’è una generazione cresciuta anche guardando campionesse come Simona Quadarella.
E poi Sofia Raffaeli nella ritmica, Jannik Sinner nel tennis, Kimi Antonelli in Formula 1. Sport diversissimi, stessa lezione.
Il talento da solo non basta.
Dietro una medaglia ci sono anni di allenamenti, sconfitte, rinunce, disciplina, errori e giorni in cui sarebbe stato molto più facile smettere.
E c’è un’altra Italia che vale la pena mostrare ai bambini: quella di una nazionale composta da storie, origini e famiglie diverse, dove essere italiani significa soprattutto condividere una maglia, un impegno e un obiettivo.
Forse non tutti i nostri figli diventeranno campioni. E non importa.
Ma possono imparare dai campioni qualcosa di molto più utile: che i risultati importanti raramente arrivano subito e quasi mai arrivano per caso.
Ogni tanto, invece di dire a un bambino «devi impegnarti», facciamogli vedere qualcuno che lo fa davvero.
Gli esempi educano più delle prediche.


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