I bambini e la noia.

Mamma, mi annoio! Ottimo: sta per succedere qualcosa.
Una volta la frase “mi annoio” produceva reazioni molto semplici.
La mamma rispondeva:
“Vai a giocare.”
Il nonno aggiungeva:
“Quando ero piccolo io giocavo con un tappo, due sassi e molta fantasia.”
E il bambino, dopo cinque minuti di disperazione teatrale, trasformava una coperta in una capanna, una scatola in un’astronave e il corridoio in una pista da Formula 1.
Oggi invece appena un bambino dice “mi annoio”, spesso parte l’operazione di soccorso immediato.
Tablet.
Cartone.
Video.
App.
Gioco digitale.
“Guarda questo, così stai buono.”
Ma la noia, se dosata bene, non è un difetto da correggere. È uno spazio vuoto. E nello spazio vuoto può nascere qualcosa.
Un gioco inventato.
Una domanda strana.
Un disegno.
Una storia.
Un libro aperto senza fretta.
Diversi esperti lo ripetono da anni: i bambini non devono essere intrattenuti continuamente. La noia può aiutare a sviluppare creatività, autonomia, capacità di aspettare e di trovare soluzioni. Non è una punizione. È una piccola palestra mentale.
Il problema è che oggi la noia fa paura più agli adulti che ai bambini.
Appena c’è silenzio, ci sembra che manchi qualcosa.
Appena il bambino non “fa” niente, pensiamo di dover intervenire.
Appena resta fermo due minuti, arriva lo schermo come cameriere digitale: “Desidera un cartone, una canzoncina o trenta video consecutivi di dinosauri che ballano?”
La tecnologia non è il nemico. Può essere utile, divertente, intelligente. Ma se arriva sempre prima della fantasia, allora ruba al bambino un passaggio importante: quello in cui deve inventarsi qualcosa da solo.
Ed è qui che entrano in gioco i libri.
Un libro per bambini non è solo un oggetto da leggere. È una porta.
Ma quella porta spesso si apre proprio quando non c’è altro da fare.
Quando fuori piove.
Quando il tablet è spento.
Quando il nonno dice: “Vieni qui, ti leggo una cosa.”
Quando il bambino gira per casa dicendo “mi annoio” con la faccia di chi ha appena perso tutto in Borsa.
Ecco: quello è il momento buono.
Non riempitelo subito.
Lasciategli qualche minuto.
Poi mettete un libro a portata di mano. Non come compito. Non come punizione. Non con la frase: “Leggi, che ti fa bene”, che ha lo stesso fascino di “mangia le verdure”.
Meglio dire:
“Guarda questo personaggio, secondo me combina un guaio.”
Oppure:
“Leggiamo solo due pagine.”
Oppure ancora:
“Se non ti piace, lo cambiamo.”
La lettura nasce più facilmente dalla curiosità che dall’obbligo.
Genitori e nonni possono fare molto: creare piccoli momenti senza schermo, lasciare libri visibili in casa, leggere ad alta voce, raccontare com’era la noia di una volta, proporre giochi semplici e poi fare una cosa difficilissima: non intervenire subito.
Perché un bambino che si annoia non è necessariamente un bambino infelice.
A volte è solo un bambino che sta cercando l’ingresso della propria immaginazione.
E magari, tra uno sbuffo e l’altro, scoprirà che un libro non lampeggia, non vibra, non manda notifiche.
Però fa una cosa che nessuna app può fare al posto suo:
gli lascia costruire il mondo nella testa.

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