I giocattoli passano, i libri restano.
Il Natale passa.
Le luci si spengono, la carta regalo finisce nel cestino, molti giochi smettono di parlare già il giorno dopo.
E poi ci sono i libri.
Restano sul comodino.
Si aprono piano.
Aspettano.
Per un bambino, trovare un libro sotto l’albero è un regalo silenzioso.
Non fa rumore, non lampeggia, non promette tutto subito.
Promette qualcosa di meglio: tempo.
Tempo per imparare a stare da soli con una storia, per i più grandi.
Tempo per rannicchiarsi accanto alla mamma o al papà e ascoltare una voce che legge, per i più piccoli.
Tempo per tornare indietro, rileggere, capire dopo ciò che prima era solo magia.
Un libro non vince la gara del “subito”.
La vince sul lungo periodo.
Quando quel bambino, anni dopo, saprà pensare, scegliere, immaginare, ricordare.
I libri non sono regali stagionali.
Non sono “da Natale”.
Sono da infanzia.
E l’infanzia è il terreno dove cresce tutto il resto.
Regalare un libro significa dire:
“Non ti sto solo divertendo. Ti sto accompagnando.”
Ora la domanda, scomoda ma necessaria:
quanti regali facciamo ai nostri figli per farli stare buoni oggi,
e quanti per farli diventare grandi domani?
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