C’è una strega che, nei libri de Il Punto Blu, non nasce per terrorizzare i bambini: nasce per farli ridere, incuriosire, sorprendere.
È la Strega Puzzona: buffa, esagerata, un po’ scomoda, perfetta per dire ai bambini una cosa semplice ma importante: anche ciò che sembra brutto, strano o spaventoso può diventare racconto, gioco, pensiero.
E qui arriviamo a una domanda che interessa genitori, nonni ed educatori: le streghe nei libri per bambini fanno bene o fanno male?
La risposta onesta è: dipende da come sono raccontate, dall’età del bambino e da quanto l’adulto accompagna la lettura.
Le streghe sono tra le figure più antiche e potenti della letteratura per l’infanzia. Pensiamo alla strega di Hansel e Gretel, alla matrigna-strega di Biancaneve, alla Strega Bianca de Le Cronache di Narnia.
Nel tempo, la strega è passata dall’essere solo “la cattiva” a diventare anche una figura comica, ambigua, libera, diversa.
Dal punto di vista psicologico, la strega funziona perché dà una forma visibile a paure che il bambino già conosce: l’abbandono, il buio, la punizione, l’adulto minaccioso, la perdita di controllo. Le fiabe permettono al bambino di incontrare queste paure in uno spazio protetto: non nella realtà, ma dentro una storia.
Gli aspetti positivi sono evidenti. Una strega ben costruita può aiutare il bambino a distinguere bene e male, a riconoscere il pericolo, a elaborare la paura, a sviluppare immaginazione e senso morale. Le storie con elementi magici e inquietanti, se adatte all’età, possono diventare una palestra emotiva: il bambino prova paura, ma poi scopre che la storia ha una direzione, una soluzione, una via d’uscita.
Alcune ricerche e risorse educative recenti sottolineano proprio il valore delle fiabe nello sviluppo emotivo, morale, creativo e narrativo dei bambini.
Ma attenzione: non tutto ciò che “fa paura” è automaticamente utile. Se la strega è troppo violenta, troppo realistica, troppo crudele o proposta a un bambino troppo piccolo, può generare ansia, incubi o rifiuto. L’American Academy of Pediatrics ricorda che l’esposizione a contenuti spaventosi o violenti può provocare in alcuni bambini paure, difficoltà di attenzione e problemi di sonno; HealthyChildren segnala inoltre che le paure infantili sono spesso normali, ma vanno accompagnate con rassicurazione e ascolto.
Quindi la domanda giusta non è: “Le streghe vanno eliminate dai libri per bambini?”
La domanda giusta è: “Che tipo di strega stiamo offrendo al bambino?”
Una strega solo cattiva può spaventare.
Una strega ridicola può far ridere.
Una strega ambigua può far pensare.
Una strega sconfitta può rassicurare.
Una strega diversa può insegnare che non tutto ciò che è strano è pericoloso.
Per questo personaggi come la Strega Puzzona hanno senso: non cancellano il lato oscuro della fiaba, ma lo rendono accessibile, comico, controllabile. Il bambino non viene gettato nel terrore: viene invitato a guardarlo da una distanza sicura.
Il punto, come spesso accade, non è proteggere i bambini da ogni ombra.
È sedersi accanto a loro mentre imparano a darle un nome.
Perché una buona storia per bambini non dice: “Non avere paura.”
Dice:“Guarda, la paura esiste. Ma possiamo attraversarla insieme.”


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