
Un personaggio così rivoluzionario per i bambini di ieri, che cosa può dire ai bambini di oggi?
Pippi Calzelunghe arrivò sulla Rai italiana nel 1970 con la serie interpretata da Inger Nilsson. Quelle prime 13 puntate furono poi replicate più volte negli anni successivi, fino a far entrare Pippi nell’immaginario di diverse generazioni.
E, diciamolo, era difficile non innamorarsene.
Pippi viveva praticamente senza adulti che le dicessero cosa fare, abitava a Villa Villacolle con un cavallo e una scimmietta, possedeva una forza smisurata, diceva quello che pensava e trattava molte delle regole degli adulti come suggerimenti facoltativi.
Per un bambino degli anni ’70 era quasi fantascienza educativa.
Ma forse proprio qui sta la cosa interessante: Pippi potrebbe essere ancora più rivoluzionaria oggi.
I bambini di allora avevano molte meno possibilità tecnologiche, ma spesso molta più autonomia quotidiana. Quelli di oggi hanno tablet, smartphone, videogiochi e un mondo intero a disposizione sullo schermo, ma vivono anche giornate molto organizzate dagli adulti.
E Pippi continua a dire una cosa semplicissima:
prova, inventa, sbaglia, arrangiati, pensa con la tua testa.
Non significa crescere bambini senza regole. Significa ricordarci che un bambino deve avere anche uno spazio nel quale non sia tutto programmato, controllato e già deciso.
Non è un caso che, a 80 anni dalla sua nascita letteraria, Pippi continui a essere pubblicata: nel 2025 Salani le ha dedicato una nuova edizione e in Italia sono state vendute nel tempo oltre 500.000 copie.
E allora la domanda la facciamo a voi.
Genitori e nonni che siete cresciuti con Pippi Calzelunghe: l’avete fatta conoscere anche ai vostri figli o ai vostri nipoti?
Oppure Pippi è rimasta nella nostra infanzia, insieme alla sua Villa Villacolle, al cavallo sul terrazzo e a quella meravigliosa sensazione che, almeno per mezz’ora, gli adulti non comandassero proprio tutto?


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