
Smartphone, tablet e social entrano nella vita dei bambini sempre prima.
Il dossier del Corriere Salute dedica tre pagine a un fenomeno che ormai riguarda quasi tutte le famiglie: l’iperconnessione dei più giovani e i suoi possibili effetti sullo sviluppo, sul comportamento e sul benessere psicologico.
Il problema non è la tecnologia in sé. È quando diventa troppo presente.
Tra i rischi richiamati dagli esperti ci sono difficoltà di attenzione, sonno disturbato, irritabilità, sedentarietà, isolamento, uso compulsivo, confronto continuo con gli altri e maggiore esposizione al cyberbullismo. Nell’adolescenza, inoltre, l’aumento dell’uso dei social può accompagnarsi a un incremento dei sintomi depressivi, soprattutto nei ragazzi più vulnerabili.
Come Il Punto Blu, condividiamo soprattutto una considerazione: non serve dichiarare guerra agli schermi.
Serve impedire che occupino tutto il resto.
Perché ogni ora trascorsa online può diventare un’ora in meno di gioco libero, lettura, movimento, conversazione, noia creativa e vita reale.
La domanda da fare non è soltanto: «Quanto tempo passa davanti allo schermo?»
Ma anche: «Che cosa sta smettendo di fare mentre è davanti allo schermo?»
Forse è proprio da qui che dovrebbe partire l’educazione digitale.


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